Creatività nella musica?

Salve, volevo chiedervi se il metodo dello studio classico del vostro strumento vi ha mai bloccato nel comporre, inventare, creare, e improvvisare? O invece stimola la vostra creatività? Se sì come, e come create un brano vostro?
Grazie in anticipo :)

Fonte: YahooAnswers - nei commenti sottostanti potete trovare le risposte più pertinenti al quesito


Pubblicato il: 15/05/2010 | Categoria: Domande e Curiosità | Tag: , , | 4 Commenti »

4 Commenti in Risposta a “Creatività nella musica?”

  1. 1 marinda ha scritto alle 15:58 del 17/05/2010:

    Questa è una domanda che spesso mi sono posta quando i miei amici non scolarizzati musicalmente mi chiedevano “suonaci qualcosa!!!” e io: “si, ma datemi una parte da leggere!!” oppure: dai “suoniamo insieme qualcosa” e io ancora: “si, ma datemi una parte da leggere!!!” Ho sempre voluto dare la colpa allo studio “classico” come dici tu, dello strumento musicale, che dà molto spazio alla tecnica e così la maggiorparte delle volte non sai neanche quello che stai suonando. Ma mi rendo anche conto che la colpa è un po’ di tutti, insegnanti e allievi, perchè ho sempre avuto l’impressione che ogni materia fosse a se stante e che non esistesse il collegamento solfeggio-pratica musicale-armonia. Ma poi mi rendo conto che qualcuno “sa” quello che fa e riesce facilmente a “destreggiarsi” nell’improvvisazione, e forse è proprio quello il segreto: ascoltare,guardare, capire e non riprodurre meccanicamente.

  2. 2 stedan ha scritto alle 16:28 del 17/05/2010:

    Una cosa che “si dice” è che la creatività non si insegna.
    E si dice una cosa… abbastanza corrispondente al vero.
    Anche se conta moltissimo l’esperienza, lo studio, la tecnica, la conoscenza profonda di aspetti teorici. Tutte queste cose sicuramente aiutano.
    Oggi, nei Conservatori, so che si dà sempre più spazio a corsi di improvvisazione. Soprattutto in ambito jazzistico, dove l’improvvisazione è ovviamente protagonsta.
    Molti grandi pianisti e musicisti classici sono stati abilissimi improvvisatori.
    Per rispondere alla tua domanda, se ci limitiamo ad un indagine anche superficiale su tutti coloro che escono da un corso di studi accademico classico, è facile constatare carenze evidenti sotto l’aspetto creativo/improvvisativo. Non è difficile incontrare persone diplomate al Conservatorio che vivono con disagio e insicurezza la richiesta di accompagnare qualcuno al piano, anche per una canzoncina banale. Salvo coloro che scelgono il percorso della composizione, il semplice diplomato difficilmente ha velleità compositive. E’ una scelta che viene scartata in partenza, per molte ragioni, spesso condivisibili e sensate.
    Paradossalmente, la persona più proiettata in senso creativo è colui che vive la musica fuori dall’ambito accademico. E’ meno condizionato, sente meno la responsabilità del “cimento”..

    Quindi secondo me sì: in qualche modo il corso ordinario al conservatorio per conseguire il diploma nello strumento, porta ad affievolire per molte ragioni non tanto il proprio senso creativo, ma l’ispirazione, la spinta emotiva, la passione verso l’aspetto creativo. Sviluppando invece un po’ troppo l’aspetto esecutivo e (al massimo…) interpretativo.

  3. 3 Antonio ha scritto alle 16:56 del 17/05/2010:

    Sì, purtroppo il metodo di studio ha influito negativamente bloccando la creatività, l’istinto e l’improvvisazione.
    Ho avuto bisognodi tantissimo esercizio per recuperare queste capacità che sembravano perdute.
    Il problema non è lo studio della musica classica, cioè non è la musica classica che blocca la libertà di esecuzione e l’inventiva, ma il metodo di studio dei nostri amati e ottusi conservatori.
    Mi rendo conto di quanto sia sbagliato solo adesso che vivo e insegno all’estero, seguendo didattiche e metodologie diverse da quelle che avevo seguito come studente in Italia.
    Per la composizione invece non ho mai avuto problemi, lo studio severo dell’armonia aiuta tantissimo sia nell’invenzione delle melodie, sia nell’improvvisazione dell’accompagnamento e perfino nella lettura a prima vista, soprattutto nell’accompagnamento dei cantanti.

  4. 4 Musicante ha scritto alle 17:18 del 17/05/2010:

    Rispondo solo perchè volevo concordare con quanto detto da Stedan, sono perfettamente d’accordo.

    Solo un consiglio piccolo ma utile: quando crei qualcosa, pensa sempre all’essenziale. Più sarà semplice ciò che crei, meglio renderà. Dove occorrerà una grande massa strumentale ok, ma ti accorgerai con l’esperienza e la pratica che amministrare bene l’orchestrazione e la strumentazione è la soluzione a situazioni dalle quali ti sembrerrà di non poter venire fuori. Se ci fai caso, molte frasi musicali sono affidate ad una voce con un “sottofondo” scarno, così tutto risalta e si amalgama per il meglio. E’ un pò come la regola per quando scrivi una parte per il coro: la parte orchestrale non deve coprire le voci.


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